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L'offensiva leghista all'Unità d'Italia è Dante in dialetto
Il comitato dei garanti per il progetto governativo dei 150 anni dell’Unità d’Italia presieduto da Ciampi chiede più attenzione alla lingua italiana diffidando di ogni iniziativa mirata a valorizzare i dialetti. Da parte sua, dopo che con il film Barbarossa Bossi ha portato sugli schermi quello che lui ha definito “il risorgimento padano”, Telepadania lancia una nuova offensiva politico-linguistica. Ricorrendo al Sommo Poeta, propone una miniserie televisiva dedicata a cinque canti dell’Inferno tradotti in dialetto cremonese. Guarda il video di presentazione - Guarda il video del primo Canto

“L’inferno a la me manéra” è il titolo di un libro scritto da un cremonese, Sergio Marelli, un ex ristoratore scomparso nel 1994 che non avrebbe nulla da invidiare a Roberto Benigni. Se Benigni infatti va raccontando da tempo con ostentata fierezza dei macellai toscani che recitavano a memoria i versi della Divina commedia, l’ideologo della divina commedia in dialetto, scoperto e lanciato dal Carroccio, aveva addirittura un ristorante, “Il Centrale”, che si trovava nel cuore del centro storico di Cremona, dove nel tempo libero riuniva gli appassionati della cultura locale e traduceva la Divina Commedia. Una passione e un’ossessione, pare, al punto che quando è morto, dicono oggi i suoi amici e familiari, teneva stretta fra le mani la sua edizione della Divina Commedia. Per la nuova offensiva culturale del direttore di Telepadania, Roberto Fiorentini, è riuscito anche a trovare un volto e una voce: Agostino Melega, che è nato a Sant’Agata Bolognese e si definisce uno studioso dell’antropologia padana e delle tradizioni locali. E’ lui che venerdì reciterà i primi versi della Divina Commedia che tradotti in dialetto diventano così: “In s’ì trentacìinch àn de la me vìta, sùn’ rivàat sota na buscàja scuura. La stràda ò pèers, la stòorta e pò la drìta!”.
Agostino Melega ha scritto sei commedie teatrali in cremonese, di cui una dedicata alla vita del condominio messa in scena in un’osteria “con attori e comparse comuniste”, ha detto al Foglio. “Il dialetto cremonese è adatto alla Divina Commedia perché è uno dei dialetti più musicali della Lombardia”, ci ha spiegato. “La premessa è questa: alla fine del 1° libro del De Vulgari Eloquentia Dante traccia una specie di canone ascendente della realtà linguistica italiana. Volendo indicare i vari livelli di tale progressione, si riferisce a singoli casi e, allargando man mano l’area considerata, colloca alla base di tale canone il dialetto cremonese. Infatti Dante ha scritto: “Affermiamo dunque che questo volgare, che abbiamo dimostrato essere illustre cardinale, aulico e curiale, è quello stesso che si chiama volgare italiano. Infatti, come è possibile trovare un volgare proprio di Cremona, così è possibile trovarne uno proprio della Lombardia, così è possibile trovare tutti i tali volgari, così è possibile trovarne uno proprio di tutta l'Italia. E come il primo si chiama cremonese e il secondo lombardo e il terzo semi-italiano, così il volgare proprio di tutta l’Italia si chiama italiano”.
La premessa pare un po’ forzata, ammettiamolo, ma sufficiente a portare avanti l’offensiva sui dialetti lombardi. Fra i canti scelti dall’inferno e tradotti in cremonese ci sarà anche il canto XXVIII in cui si trova ovviamente Maometto. (“Or vedi com’io mi dilacco! vedi come storpiato è Maometto! Dinanzi a me sen va piangendo Alì, fesso nel volto dal mento al ciuffetto”) tanto per non dimenticare i temi cari alla Lega sulle guerre di religione. Non sappiamo come la prenderanno i dantologi, ma Telepadania, forte dei suoi 600 mila telespettatori non arretra: “Abbiamo iniziato con gli spettacoli in milanese, abbiamo proseguito con le poesie dialettali e con i telegiornali e ora abbiamo puntato sulla Divina Commedia tradotta da esperti che da anni studiano il valore letterario delle lingue locali”, osserva il direttore di Telepadania. E con un discreto successo, visto che alla vigilia della messa in onda è già arrivata, pare, una telefonata quantomeno incuriosita di un dirigente Rai.
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